SHARDANA : I POPOLI DEL MARE (origine del popolo sardo)

SHARDANA : I POPOLI DEL MARE
( Quando i sardi dominavano il mediterraneo )

I grandi navigatori e terribili guerrieri Shardana

Gli Egizi parlano degli Shardana e li chiamano: sconosciuti (non potevano
quindi venire dall’Egeo che loro ben conoscevano) – capi dei paesi stranieri
(visto che saranno a capo della coalizione dei Popoli del Mare) – re delle
isole dell’occidente (che è la posizione della Sardegna rispetto all’Egitto)
- re delle isole che sono nel cuore del Grande Mare (il Mediterraneo) -
venuti dalle isole e dalla terra posti sul grande cerchio d’acqua (il Mediterraneo)
- venuti dall’isola Basileia, alta, con rocce rosse bianche e nere, ricca
di rame (si riconosce in questa frase la descrizione della costa orientale
della Sardegna
).

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La stele di Nora

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La
parola SHRDN, che si trova in caratteri Fenici sulla
stele rinvenuta
a Nora
, indica i principi di Dan, ossia proprio gli Shardana (Shrdn,
Shardin, Sher-Dan), universalmente riconosciuti oggi come abitanti della
Sardegna. Non sono pirati ignoranti ma hanno alte conoscenze tecnologiche
e una profonda religiosità. Gli riconosciamo un eroe, padre di tutti i Sardi,
che viene solitamente chiamato proprio Shardana, che i Cartaginesi chiameranno
Sidi Babai o Babai Sardan (Sandan, Santas, Antas) ed i Romani Sardus Pater,
quello a cui verrà dedicato il tempio di Antas e di cui abbiamo la rappresentazione
in una statuetta ritrovata a Genoni
.

I bronzetti

immagineLe
statuette di bronzo trovate nei siti nuragici ci mostrano guerrieri con
l’elmo spesso sovrastato da due corna, armati di uno spadone largo e lungo
tenuto sulla spalla, o di un’arma curva quasi una specie di boomerang, o
di un’arma che sembra un tubo metallico con giunzioni di tipo idraulico.
Spesso indossano di traverso sul petto una specie di pugnale dal grande
manico e con la lama cortissima. Resta il mistero di uno strano eroe o di
una divinità che ci piace chiamare
Sardan, identificato con l’eracle
greco, Baal semitico, Marduk babilonese o il temuto Milqart dei Fenici.
Ha quattro occhi (che sembrano quasi occhiali da motociclista) come Marduk,
quattro braccia come Apollo a Sparta, la testa circolare sembra contenuta
in un casco ed è sormontata da due antenne (come gli dei Mesopotamici) terminanti
con due pomelli con tanto di avvitatura, indossa una specie di tuta attillata
che termina a girocollo in alto e con due stivali in basso. Porta due scudi
con al centro due punte dalle quali partono raggi, e dall’impugnatura degli
scudi partono due strani tubi che gli terminano dietro la nuca.

I navigatori Shardana

Per produrre il bronzo, di cui hanno il monopolio nel Mediterraneo, usano
il rame che abbonda in Sardegna ma possono trovare lo stagno solo in terre
lontane. Impossibile che vadano a cercarlo in Cina, molto improbabile che
arrivino alle isole Scilly in Cornovaglia dove lo stagno verrà scoperto
solo nel 900 a.C., o in Nigeria percorrendo 800 km in un entroterra sconosciuto.
Più probabilmente dopo aver circumnavigato l’africa arrivano in Zimbawe,
dove si racconta fossero le leggendarie miniere di re Salomone, e dove ancora
oggi vediamo vicino alla zona mineraria le grandi fortificazioni in pietra
con mura e torri tronco-coniche simili ai nuraghi, che hanno dato nome alla
località e poi all’intero paese dato che Zimbawe in lingua Shona vuol dire
grandi case di pietra. Ma come arrivano così lontano? Sono certo grandi
navigatori

Le navi Shardana

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Delle
navi Shardana vediamo alcuni modelli in oggetti votivi trovati non
solo in Sardegna ma anche in tombe etrusche ed a Cipro. Oggetti realizzati
di sicuro da navigatori dato che le prore sono ornate con la riproduzione
di animali come l’antilope allora sconosciuti.


Alcune hanno uno scafo da corsa leggero a fondo curvo e sono molto simili
a quelle ritrovate nel 1937 sulle coste dello Yorkshire, ritenute inizialmente
Vichinghe finché la prova del carbonio-14 le ha datate 1350-1300 a.C. e
che quindi ancora oggi restano un mistero irrisolto. Altre, con uno scafo
da carico a fondo piatto e con alettoni stabilizzatori inclinati di 45°,
si ritiene fossero lunghe fino a 40 metri con capacità di carico di 500
tonnellate, ed il fondo piatto comporta la conoscenza del principio di Archimede
molti secoli prima. Mancano di remi o di fori per gli stessi, ed hanno sull’albero
un misterioso anello rotante sormontato da due corna o una mezzaluna, sul
quale sono state fatte due ipotesi. Poteva servire all’inserimento di un
albero trasversale che sosteneva una vela che cadeva con due triangoli ai
lati dello scafo, che la rotazione dell’anello avrebbe spostato consentendo
alla vela una manovra spedita senza uso di remi nè timone. Una seconda interpretazione
più azzardata ma affascinante, elaborata dall’archeologo Mario Pincherle
in base a incisioni su una stele Cartaginese, vede nella mezzaluna un magnete
e quindi nell’intera struttura addirittura una bussola con un sestante

Qualche considerazione sull’origine dei Popoli del Mare

Alcuni sostengono che gli Shardana fossero originari della città di Sardi
in Anatolia, che fu capitale della Lidia al tempo di re Creso (560-546 a.C.).
Per questo fanno riferimento a Erodoto, che racconta che i primi uomini
di lingua straniera insediatisi in quel paese furono i mercenari Cari e
Joni, inviati da Cige re di Sardi ed impiegati dal faraone Psammetrico I
(663-609 a.C.) contro Assurbanipal. E, di fronte all’obbiezione che mercenari
Shardana erano al soldo del faraone Seti I il grande (1318-1304 a.C.), per
continuare ad attribuire la provenienza degli Shardana da Sardi sostengono
che Erodoto avrebbe confuso Cari e Joni (che erano Greci) con gli Shardana
e Psammetico con Seti.
Ma da ulteriori studi si ha  la certezza che è impossibile la provenienza degli Shardana
dalla città di Sardi, dato che secondo una recente indagine archeologica
effettuata in Turchia questa città risulta fondata solo nel 1000 a.C. e,
se anche fosse stata precedente, sarebbe stata distrutta insieme alla capitale
Hattusa e a tutto l’impero Ittita di cui faceva parte durante l’invasione
dei Popoli del Mare del 1200 a.C

In Mesopotamia durante l’impero di Sargon di Akkad la grande carestia
e l’emigrazione ad occidente del 2000 a.C

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È
molto più probabile l’ipotesi di Carta Raspi secondo il quale gli Shardana
sarebbero arrivati dall’asia Minore molti anni prima della fondazione di
Sardi ed anche le ultime scoperte tra Haifa e Tel-Aviv confermano insediamenti
Shardana in Asia Minore dal 1150 a.C. Questa ipotesi ci porta nella Mesopotamia
meridionale durante l’impero del semita
Sargon di Akkad, città situata
sulla riva sinistra del basso Eufrate tra Sippar e Kish, detto anche Sargon
il Grande (2.334-2.279 a.C.).


Durante il suo regno, verso il 2.300 a.C., inizia una terribile carestia
che durerà 300 anni e provocherà verso il 2.000 l’emigrazione delle popolazioni
verso occidente. Tracce geologiche della grande siccità sono state individuate
da Harvey Weiss dell’università di Yale (USA). Quale ne fu la causa? il
geologo Sharad Master dell’università di Witwatersrand (Sudafrica) ha rinvenuto
un cratere di 3,4 km di diametro dovuto alla caduta di un meteorite nel
terreno alla confluenza del Tigri con l’Eufrate, che avrebbe provocato un
grande cataclisma sollevando detriti che avrebbero oscurato il sole abbassando
la temperatura e provocando la siccità, ed avrebbe determinato un’onda gigantesca
che tutto avrebbe sommerso, dando origine al mito del diluvio.


immagineLeonardo
Melis ritiene che questo evento possa essere avvenuto solo molto prima,
dato che fino al 2.000, anno della migrazione, abbiamo in Mesopotamia dinastie
regnanti storicamente documentate.


L’
emigrazione delle popolazioni semite segue due direttrici. Una
parte va verso nord nella penisola Anatolica, sono i Tjekker (Teucri), Tursha
(Tirrenidi) e Likku (Lidi). Da qui alcuni proseguono verso il centro Europa
risalendo il Dniepr e il Dvina. Alcuni raggiungono il Baltico da dove risaliranno
fino a Scandinavia, Isole Frisone, Danimarca e Irlanda; altri risalgono
il Danubio dando origine alle tribù celtiche. un’altra parte arriva sulle
rive del mar Morto (la Bibbia parla dell’uscita di Abramo dalla città di
Ur dei Caldei, della carestia che lo porta in Egitto e del suo vagare fino
a stabilirsi sulle rive del mar Morto). Parte di loro via mare raggiunge
il Mediterraneo occidentale dove si installa nelle isole maggiori, gli Akwasha
(Achei) nelle isole greche, il Pheleset (Filistei) a Creta, gli Shakalasha
in Sicilia, i Weshesh o Washasa in Corsica e gli Shardana (Danai) in Sardegna
e forse sulle coste iberiche, ed i Libu (Libici) nel nord Africa. In Sardegna
gli Shardana e i loro stretti parenti Theresh, che insieme fondano le città
di Tarshish o Tartesso, Tharros da cui deriva il nome del fiume Tirso, e
Nabui o Neapolis

L’esodo di Israele dall’Egitto e la misteriosa scomparsa della tribù
di Dan

Nella Bibbia si parla di Dan, uno dei 12 figli di Giacobbe, che dirà
che come il serpente lasceranno la traccia, lui e i suoi discendenti, dove
passeranno. Ed infatti dovunque si sposteranno, i Daniti continueranno ad
imporre alle località nomi contenenti la comune radice dan.


è proprio dall’Egitto di Ramesse II che nel 1278 abbiamo l’esodo dei perseguitati
religiosi verso la Palestina. Li guida Mosè e si sa che la tribù di Dan
è costituita da ben 62.700 uomini, molto più numerosi dei componenti le
altre tribù. Si ritiene probabile che abbia aggiunto al suo popolo molti
mercenari che li accompagneranno per difenderli lungo il cammino, scelti
tra quella parte dei Shardana che si erano fermati in Egitto e costituivano
la guardia scelta del faraone. Ad essi, forti guerrieri, affida la retroguardia
per evitare la fuga dei delusi dalla lunga migrazione, poi sulla penisola
del Sinai affida loro la difesa del confine nord dalla quale avrebbe potuto
arrivare l’attacco delle truppe egiziane che li inseguivano. E Mosè affida
la costruzione dell’arca dell’alleanza a Ooliab della tribù di Dan, che
intesseva la porpora viola, rossa scarlatto e ricamava il bisso, aveva quindi
conoscenze allora ignote alle altre tribù. Torneremo ad occuparci della
porpora quando parleremo dei Fenici.


Sono mercenari quindi, e appena possibile abbandonano la fede nell’unico
Dio e si mettono ad adorare gli idoli, al punto che parte della tribù si
stacca e va ad occupare il paese di Lais che chiamerà città di Dan. Di quelli
che arrivano alla Terra Promessa, una parte raggiunge Sidone e le altre
città costiere (Dan andò ad abitare sulle navi) intenzionata a non fermarsi
ma proseguire il suo viaggio (egli è un cucciolo di leone, non vuole sostare,
ma deve andare avanti) forse per tornare al paese di origine… la Sardegna.
La parte della tribù rimasta ha difficoltà ad insediarsi nel suo territorio
ed attacca la terra di Lashem che conquista e chiama Leshem-Dan.


Quindi nelle successive narrazioni bibliche la tribù di Dan scompare. Nel
Libro dei Re quando Achia prende il mantello e lo divide in 12 pezzi, dice
a Geroboamo che a lui lascia 10 pezzi (tribù) che elenca, a Salomone il
regno e la tribù di Giuda, non si parla della dodicesima tribù, quella di
Dan. Anche nell’apocalisse i 144.000 segnati appartengono 12.000 a ciascuna
delle 12 tribù, ma nell’elenco non compare più la tribù di Dan

Gli Shardana ed i Popoli del Mare: una grande coalizione di pirati e
guerrieri

L’origine comune di popolazioni emigrate nel 2.000 a.C. ed insediatisi
in zone così distanti sarà all’origine del nascere delle diverse coalizioni
indicate con la denominazione comune di Popoli del Mare

I Greci ne parlano solo nella mitologia

I Greci descrivono tutte le altre isole del Mediterraneo occidentale,
mentre della Sardegna raccontano solo leggende e miti. Questo a dimostrare
che non conoscevano quest’isola indipendente i cui abitanti non erano certo
portati alle pubbliche relazioni. La indicano con due nomi, Sandalion e
Ichnussa, chiamano i suoi abitanti Pelasgi, Tespiadi, Danai ed Eraclidi,
discendenti di Ercole. Raccontano diversi contatti che Ercole avrebbe avuto
con l’isola, tra l’altro Ercole avrebbe anche scoperto la porpora per farne
omaggio alla ninfa Tiro.


Le dodici fatiche di Ercole sono le imprese che deve compiere mentre è schiavo
presso Euristeo, re di Tirinto e di Micene, per espiare l’uccisione dei
suoi figli e dei suoi nipoti rei di avergli servito a tavola una porzione
inferiore agli altri. Nella decima fatica, Ercole raggiunge l’isola di Eritea,
dove pone i confini del mondo allora conosciuto (le Colonne d’Ercole), uccide
re Gerione e porta gli armenti ad Argo. Pausania e Solino dicono che, dopo
aver ucciso Gerione, al ritorno da Tartesso passa in Sardegna e vi lascia
il figlio Sardus. Nella dodicesima fatica passa per l’isola al centro del
Grande Mare, che si trovava nei domini di Atlantide, al ritorno dal giardino
delle Esperidi dove era andato a cercare i tre pomi che doveva consegnare
ad Euristeo per averne in cambio l’immortalità. Dopo le 12 fatiche impostegli
da Euristeo, Ercole uccide i figli di Tespio. Questi, che ha compreso che
lo aveva fatto per giustizia, come segno di perdono gli dà in spose le sue
50 figlie, da una delle quali nasce Sharden (Shardana, Sardan, Santan o
Sandan) che, dopo la morte di Ercole, veleggia col nipote Jolao verso l’isola
al centro del Grande Mare e conduce nell’isola gli Eraclidi, i discendenti
di Ercole, per sfuggire a Euristeo che voleva vendicarsi di Ercole. Secondo
Pausania invece è lo stesso Ercole a inviare Jolao in Sardegna per condurvi
gli Eraclidi e fondare una colonia.


Diodoro Siculo aggiunge che Jolao chiama successivamente in Sardegna Dedalo,
il grande architetto cretese costruttore del labirinto che, fuggito da Creta
col figlio Icaro con le ali da lui stesso progettate, atterra in Sardegna
e insegna ai Sardi l’arte di costruire i nuraghi. Aristeo, figlio di Apollo,
vi porta l’agricoltura e l’allevamento delle api. Pausania racconta anche
che Norace, figlio di Ermes, sarebbe arrivato dalla Spagna e avrebbe fondato
Nora, la prima città dell’isola. La tradizione di Norace è poi ripresa dal
più tardo Solino che ne specifica la loro provenienza da Tartesso

Gli Hyksos alla conquista dell’Egitto

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La
prima invasione documentata in Egitto è quella degli
Hyksos, tra
il 1785 e il 1750 a.C., che vincono le resistenze e conquistano il potere
stabilendo la capitale a Avaris proprio alla foce del Nilo. è una popolazione
evoluta che introduce in Egitto i carri trainati dai cavalli e l’arco composto.
Verranno sconfitti e scacciati dall’Egitto solo tra il 1568 e il 1545 dal
faraone Amasi. L’origine dell’invasione e l’analogia con le altre successive,
portano Leonardo Melis ad ipotizzare che gli Hyksos potessero essere gli
Shardana, parte dei quali si fermeranno sul posto: li ritroviamo gli anni
successivi, alcuni come mercenari e guardie scelte del Faraone, altri a
volte alleati dei loro avversari

I Popoli del Mare nell’Egitto dei Faraoni

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In
diversi documenti di fonte egizia, dei
Popoli del Mare e dei Shardana
si parla già ai tempi dei faraoni Amenofi I, Tuthmosi I che sconfigge i
Mitanni e la Siria che combattono con contingenti Shardana, Tuthmosi III
e Amenofi III.


Nel
1355 ambasciatori dei Popoli del Mare portano doni al faraone
Amenofi
IV
, poi ribattezzato Akhenaten, e alla regina Nefertiti e li
invitano a tornare al culto dell’unico grande dio. Seti I il Grande (secondo
faraone dell’XIX dinastia regna dal 1318 al 1304 a.C.) sicuramente utilizza
mercenari Shardana nella guerra in cui sconfigge gli invasori Ittiti.


Nel
1294, attaccato dagli Ittiti,
Ramesse II il Grande si salva nella
battaglia di Qadesh con l’aiuto della guardia personale costituita da 520
mercenari Shardana, mentre altri Shardana combattono al fianco degli Ittiti
stessi. Ramesse II li chiama Shardana dal cuore ribelle che nessuno può
contrastare e di loro parlano abbondantemente le iscrizioni fatte realizzare
nel tempio rupestre di Abu Simbel, in quello di Karnak

Nel 1400 i Popoli del Mare arrivano fino a Cipro

Nell’Egeo, distrutta la prima civiltà Cretese, nel 2.000 era nata a Creta
la civiltà Minoica. La leggenda dice che Minosse non aveva mai eretto mura
a difesa della città dato che aveva un grande flotta, ma dovette ordinare
a Dedalo la costruzione di un gigante meccanico per difenderla dai Pirati
Sardi. Il mostro sarà poi sconfitto dagli Argonauti.


La civiltà Minoica prosegue fino al 1500-1470, il suo declino inizia quando
a seguito di un’eruzione vulcanica sparisce il suo fiorente insediamento
nell’isola Thera o Santorini. Circa cinquant’anni dopo si ha una prima grande
invasione dei Popoli del Mare, le città e i villaggi di Creta vengono completamente
distrutti, secondo Plutarco nel 1400 dagli Akawasa (Achei) e i loro alleati,
abbattendo definitivamente la civiltà Minoica. I Popoli del Mare avevano
già conquistato Lemno e Imbro prospicienti i Dardanelli, erano passati in
Grecia dove avevano rapito le donne ateniesi e nel 1400 a.C. erano arrivati
a Cipro dove si governarono da se stessi. Simonide di Ceo dice che nel primo
tentativo di sbarco alcuni Sardi furono catturati e portati a morire tra
le braccia arroventate della statua brozea di Talo, e morirono con un beffardo
sorriso sulle labbra che chiamò riso sardonico; anche Omero parla di “Sardus
gelo”.


I Popoli del Mare si stanziano nell’Egeo, nasce la civiltà Micenea, abbiamo
prove storiche della presenza degli Shardana nei moltissimi bronzetti trovati
a Cipro oltre a un elmo con corna del XII sec a.C., nelle ceramiche sarde
del XIII secolo a.C. trovate a Creta ed in altre località, nel culto della
Grande Madre e del suo sposo il Dio Toro tipico degli Shardana e nell’analogia
con il mito del Minotauro. Forti le analogie delle Tholos e delle mura di
Micene con quelle dei nuraghi, ed anche il labirinto ricorda l’ingegno architettonico
dei costruttori dei nuraghi

Nel 1250 nuove invasioni dei Popoli del Mare

Già nel 1250 nuove invasioni dei Popoli del Mare distruggono Tirinto
e devastano i dintorni di Micene, e nel 1235, dopo le loro incursioni, una
grande carestia devasta tutta l’anatolia. Nel 1231 il faraone Meneptah deve
affrontare l’invasione dei re Lebu o Libu (Libici) spalleggiati dai loro
alleati venuti delle isole straniere: Akawasa (forse gli Achei di Omero),
Tursha (i Tirreni che tirano su torri e che poi si chiameranno Etruschi),
Sakalasa o Shekelesh (probabilmente Siculi), Wasasha e Shardana, questi
ultimi incaricati del vettovagliamento e del trasporto delle truppe via
mare

Nel 1200 i Popoli del Mare invadono tutto il Mediterraneo orientale

A seguito della grande inondazione che verso il 1200 a.C. sommerge gran
parte della Sardegna e dell’allontanamento della popolazione verso altre
terre, inizia tra il 1220 e il 1180 l’ultima e più grande invasione dei
Popoli del Mare che sconvolgerà tutto il Mediterraneo Orientale ed il territorio
asiatico. La coalizione è più ampia e comprende anche Tjeker (Teucri, che
Omero poi identificherà con i Troiani), Pheleset (Filistei) e popoli che
vengono dal nord Europa: Denen (o Danuna) e Sakssar. Nel 1184 una lega di
Achei e loro alleati invade e distrugge Troia VII; è questa la guerra che
Omero racconterà in Iliade e Odissea. I Popoli del Mare distruggono Ugarit
e Micene, Biblos e Corinto, cancellano l’impero Miceneo risparmiando stranamente
solo Atene, passando gli abitanti a fil di spada e tutto distruggendo al
loro passaggio, invadono la Laconia, proseguono verso est distruggendo l’impero
Ittita ed arrivano fino in Asia Minore.


Una
parte della flotta con a capo gli stessi Shardana e Akawasa attacca di nuovo
nel 1183 l’Egitto.
Ramesse III fronteggia un tentativo di invasione
a tenaglia da parte dei Libu e dei Popoli del Mare provenienti dall’asia
Minore e dall’Egeo, che vengono ritratti nel tempio di Madinat Habu, e dirà
di aver sconfitto i più terribili guerrieri dell’epoca (ma più probabilmente
raggiunge con loro un accordo grazie alla mediazione dei mercenari Shardana
che militano nelle sue fila).


Fallita l’occupazione militare, nel 945 Shesonk, generale dei mercenari
Libu, si impadronirà del trono d’Egitto e nel 936 fonderà la XXII dinastia

L’insediamento dei Popoli del Mare sulle coste del Mediterraneo orientale

Dalla invasione del 1220, alcuni degli invasori tornano in patria carichi
di bottino, mentre altri Shardana, Akawasha, Tjeker, Tursha e Pheleset si
stabiliscono nelle terre conquistate. Nel 1050 i Pheleset si insediano a
Gaza e colonizzano il territorio che dal loro nome verrà chiamata Palestina,
saccheggiano Shiloh e nel 1005 sconfiggono Saul re di Israele. I Tursha
con gli Shardana si fermano invece in Lidia dove nel 1000 a.C. fondano la
città Sardi. Erodoto dice che i Tirreni abitarono la Lidia governati dagli
Eraclidi (come i greci chiamavano i Sardi) che secondo i Lydi discendevano
dal dio del Sole, che assume i nomi di Eracle, Bal, Sandone

Il ritorno di Shardana e Tursha nel Mediterraneo occidentale

Secondo Erodoto dalla Lidia i Tursha (e gli Shardana che li governano)
nel 900 a.C. a seguito di una carestia o forse per la pressione degli Assiri
sbarcano in Italia, qui i Tursha si uniscono agli Umbri e verranno chiamati
Etruschi. Strabone dice che i loro lucumoni, una sorta di sacerdoti che
li governano, vengono designati fra i dignitari Sardi e Festo scrive “Reges
soliti sunt esse Etruscorum, qui Sardi appellantur”. Si divideranno con
gli Shardana l’influenza sul Mediterraneo, loro a oriente della Sardegna
nel mar Tirreno, gli Shardana a occidente nel mare Sardo. Restano succubi
finché gli Shardana detengono il monopolio del bronzo, poi gli Etruschi
iniziano la lavorazione del ferro e gli equilibri si ribaltano

Dalla guerra di Troia ai viaggi di Ulisse e di Enea

La presenza dei Popoli del Mare nell’Egeo li vede coinvolti nella guerra
di Troia e nei successivi viaggi di Ulisse ed Enea

La guerra di Troia

Sono nove gli strati portati alla luce che identificano diverse città.
La guerra cantata da Omero dura un secolo e si ritiene si riferisca a Troia
VII che viene distrutta da un incendio nel 1184, all’epoca dell’ultima grande
invasione dei Popoli del Mare. Nell’Iliade si parla di Akawasa (Achei) della
penisola greca alleati con Shardana (Danai) che assediano Troia dove si
trovano i Tjeker (Teucri) con i quali sono alleati i Liku (Lici). E fanno
tutti parte dei Popoli del Mare, che come si vede costituiscono alleanze
non molto stabili.


Anche l’origine della guerra potrebbe essere stata diversa da quella raccontata
da Omero. La mitologia racconta infatti che la ninfa del mare Kabeira avrebbe
svelato a Dardano i misteri dei Cabiri, i sacerdoti del culto della Grande
Dea Cibele venerata a Lemno, Imbro e Samotracia. Misteri portati in queste
isole dagli Achei e Danai, e forse anche dai loro alleati Teucri dato che
recentemente sono stati rinvenuti a Lemno scritti etruschi. Chissà quindi
che i Troiani (o Dardani) non si fossero impossessati delle loro grandi
conoscenze… qualcosa di più prezioso di quanto non fosse la regina Elena

Il viaggio di Ulisse e l’incontro con i Feaci

Conclusa la guerra di Troia, Omero ci racconta il viaggio di Ulisse.
Probabilmente è la Sardegna, non Corfù come ritiene qualcuno, l’isola di
Skeria dove arriva Ulisse che vi trova i Feaci ed il loro re Alcinoo e questo
per numerose analogie tra quanto scrive Omero sui Feaci e quanto si trova
ancor oggi in Sardegna.


Skeria era un’isola del Grande Mare occidentale; gli abitanti salutavano
con la mano tesa come vediamo in tanti bronzetti e come ancora oggi salutano
in Sardegna gli anziani; la capitale viene chiamata la città turrita; la
reggia di Alcinoo aveva il focolare al centro della stanza ed i sedili in
pietra tutt’intorno; vi incontra Demodoco, un Aedi Rapsodi, ed ancora oggi
in Sardegna si svolgono in tutte le feste paesane le gare di improvvisazione
poetica; l’ospitalità dei Feaci e la riconosciuta ospitalità dei Sardi;
i giovani Feaci danzano il ballo tondo, ed il ballu tunnu è la principale
danza sarda, che si trova simile in Catalogna dove viene chiamata Sardana;
la descrizione le navi dei Feaci non hanno bisogno di timone o timonieri,
ma vanno col pensiero dell’uomo, nere e lucenti fendono il mare e l’abisso
sicure, avvolte in una nube di fumo e vapore, conoscendo del mondo ogni
contrada si può confrontare con quanto ricostruito circa le navi Shardana;
la regina Arete viene definita la donna, delle soggette all’uomo, la più
onorata ed i Sardi sono l’unica popolazione del Mediterraneo ove vigeva
e vige ancor oggi il matriarcato

La colonizzazione dell’isola da parte di Enea

Autori greci dicono che in Sardegna arriva anche Enea, prima di approdare
sulle coste del Lazio, e che l’isola viene colonizzata dai suoi uomini che
danno origine alle genti Iliensi. La città di Oliena deriverebbe il nome
da quei Troiani che, fuggiti dopo la caduta di Troia, sarebbero arrivati
su queste coste e si sarebbero stabiliti in una località che avrebbero chiamato
Iliena in ricordo della perduta Ilio, poi diventata nel tempo Oliena. Di
sicuro però la Sardegna non viene colonizzata e non lo sarà per moltissimo
tempo. Ancora nel 499 a.C., durante la rivolta delle città della Jonia contro
Dario re di Persia, Istieo di Mileto scrive giuro sugli dei protettori che
non mi toglierò più la veste se prima non avrò resa tributaria la Sardegna

Pare invece più probabile che siano stati i Greci a subire la colonizzazione
degli Shardana. Lo stesso Erodoto fa risalire l’origine dei Greci a
Danao,
arrivato dall’Egitto a capo dei Dori, e Diodoro Siculo gli attribuisce la
colonizzazione del Ponto, dell’arabia e della Siria. Erodoto parla di quei
Pelasgi che sull’Ellesponto colonizzarono e abitarono insieme agli Ateniesi.
Forse per questa stretta parentela, nell’invasione del 1200 a.C. i Popoli
del Mare che come vedremo tutto distruggeranno, risparmieranno invece Aten
e


        

Arciere saettante con gonnellino di tipo orientale;
da Sàrdara (Cagliari). Ora all’Archeologico di Cagliari

Guerriero Shardana.
Gli Shardana furono prima la guardia scelta di Ramses II,
poi avversari – insieme ai Peleset / Filistei e altre etnie
- di Ramses III. E’ uno dei bronzetti “nuragici”
di guerrieri ritrovati a Monte Arcosu, nei pressi di Uta (Cagliari).
Alto 24 centimetri è conservato al Museo Archeologico
di Cagliari

La “navicella” protosarda ritrovata
al Santuario di Hera Lacinia di Capo Colonna. I due carri proporzionano
il tutto: la barchetta nuragica stavolta è, pressoché,
un bastimento… Lilliu l’ha analizzata nei Rendiconti dell’Accademia
Nazionale dei Lincei
(Serie IX – Volume XI – Fascicolo 2)

Il Capotribù. Da Monte Arcosu,
Uta

Un arciere da Monte Arcosu (Uta). Corna e daga
lo gemellano agli Shardana di Medinet Habu

Con i suoi 39 centimetri è questo
uno dei “bronzetti shardana” più alti e più
belli: è un guerriero orante con scudo e spada conservato
al Museo Preistorico ed Etnografico L. Pigorini di Roma

Testina in bronzo da Decimoputzu, VIII secolo
a.C. C’è chi – per la corona di piume – vi ha visto Baal,
e anche il Sardus pater. Sempre per quelle piume sui capelli,
però, viene anche identificato con i Peleset / Filistei
ritratti a Medinet Habu, come alleati degli Shardana, e sul
Disco di Festo

Un altro arciere da Teti, Abini (Nuoro),
tende il suo arco. È, al solito, in bronzo e alto 18
centimetri (Museo Archeologico di Cagliari

Un primissimo piano di un guerriero sardo
con l’elmo d’ordinanza, al solito, ornato di corna. Ora all’Archeologico
di Cagliari

Eccoli i lenti carri di buoi, e i ragazzini,
che accompagnavano Peleset / Filistei e Shardana / Sardi nella
loro migrazione attraverso l’Egitto. Era il 1175 a.C. Fu una
mattanza. Non avrebbe potuto andare diversamente. In altre immagini
di Medinet Habu si vedono anche le loro donne. Da cosa stavano
fuggendo questi disperati? Cosa può aver spinto questi
Popoli del Mare, Genti del Grande Verde, Abitanti delle Isole
- proprio così, infatti, l’Egitto chiamava queste etnie
- ad abbandonare le loro case e rischiare, così, la traversata
dell’Egitto? Cosa avrebbe potuto spaventarli ancor più
dell’invincibile armata di Ramses III? E quanto è possibile
collegare questa domanda alla risposta che ci viene dalla mitologia
fenicia dell’XI secolo a.C. di un Herakles / Milqart ucciso
da Tifone, resuscitato da Iolao, trasmigrato a Tiro di Libano?
I suoi sacerdoti hanno sempre raccontato che in quella sua Tiro
d’Oriente era arrivato cacciato dalla Libya. Sbagliavano? Mentivano?
O spiegavano tutto

Un altare in calcare a forma
di fortezza nuragica rinvenuto nell’insediamento nuragico di
San Sebastiano a San Sperate (Cagliari). Scrive Giovanni Ugas
in San Sperate dalle origini ai baroni: “Databile IX-VIII
secolo e riutilizzato nella tomba di un bambino in una necropoli
punica, in origine era collocato in un luogo sacro. Non va escluso
che quest’ultimo sia da riconoscersi nello stesso edificio fortificato
ipotizzato per la via Vittorio Emanuele, il quale, al pari della
fortezze nuragiche di Su Mulinu di Villanovafranca, S’Aneri
di Pauli Arbarei e di altre località, potrebbe essere
stato trasformato in tempio durante la prima Età del
Ferro”. Come mai, e soprattutto, perché le Fortezze
nuragiche del Sud sardo – con la fine del Bronzo e l’arrivo
dell’ Età del Ferro – divennero templi? E le loro pietre
tanto sacre da esser conservate come reliquie

Navicella nuragica con protome bovina, castello,
anello rotante e colombe. Bronzo (Museo Archeologico
di Cagliari

Navicella votiva con testa di cervo ed altri
animali. Bronzetto da Is Argiolas (Museo Archeologico di Cagliari

Vetulonia, Tomba del Duce: disegno della
navicella nuragica che evidenzia l’insegna aprua (da Montelius
1924). Bronzo. Museo Archeologico, Firenze

Arciere in piedi su un cavallo. Museo Archeologico
Nazionale (Cagliari)

http://www.shardana.org

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16 risposte a SHARDANA : I POPOLI DEL MARE (origine del popolo sardo)

  1. §Angelus - ArKaNoS§ ha detto:

    Il testo che ho scritto su questo bloge i video che ho prelevato da You tube sono un contributo a diffondere la gloria della storia sarda che spesso viene dimenticata, dagli stessi sardi e dallo stato… In fin dei conti la storia e piu antica di quella dei pui noti popoli del meditteraneo e forse dell’ intero pianeta … probabilmente questo da fastidio a qualcuno … gli studi su questo argomento vengono censurati, si a livello televisivo che a livello editoriale …. io mi chiedo perche ….NON SIAMO AL TEMPO DEI FASCISTI ,O FORSE SI!!!!! il diritto alla cultura va garantito a tutti Sardi e non !!!!W la cultura sarda …. w s’indipendezia !!!!allo Stato Italiano … La devi finire di rubarci la storia…

  2. leonardo ha detto:

    molto mateale è del sito ufficiale dei shardanai popoli del mare http://www.shardana.org non vedo però la citazione. Saluti. Shard…

  3. Icknos ha detto:

    Un saluto intanto da un sardo emigrato all’estero. Quanto riportato su questa pagina mi riempie di orgoglio e sono uno fra quelli ad incoraggiare la diffusione delle notizie a riguardo della storia millenaria della nostra affascinantissima isola, ed a questo punto nazione, propriamente detta. Leggendo per filo e per segno quanto questo bravissimo e capacissimo amico utente ha riportato a riguardo delle vicende storiche e dei racconti mitologici che coinvolgono il popolo Shardana, mi sono reso conto di quanto fortunati noi possiamo essere per appartenere a questa cosi gloriosa civilta’ dei Sardi Antichi. Che la diffusione di un cosi affascinante mondo culturale come quello caratterizzato dalla popolazione Shardana, possa dare fastidio ad alcuni piuttosto che ad altri, e’ un aspetto della vicenda che non ci deve ne preoccupare ne interessare. Dobbiamo andare avanti. Qui in Granbretagna, sopratutto nella parte nord del Regno Unito, non si conosce molto della nostra terra, a discapito del fatto che a quanto pare parte delle popolazioni sorelle dei Shardana produssero la cultura Celtica che caratterizza la parte piu’ antica delle popolazioni angliche…Insomma, siamo quasi parenti… ;)

    • ozstriker85 ha detto:

      io l’ho sempre pensato che noi Sardi abbiamo molto in comune con le popolazioni di origine celtica… per farti un esempio che può sembrare banale ma che banale non è il folk irlandese per esempio è molto vicino a quello sardo !!! saluti dalla Sardegna

      • icknos ha detto:

        Quello che dici mi interessa molto, vedo se riesco a recuperare del materiale visivo su youtube, se per contro tu hai gia’ dei riferimenti utili nel senso delle similarita’ tra il folk irlandese e quello sardo, allora dammene notizia. Sai c’e’ un fatto curioso in tutto questo argomentare sulla Sardegna e sui Shardana che, scherzosamente parlando sono venuti a rompere le balle pure fin qua su, piu’ precisamente mi riferisco ad una lettura che fecci un paio di anni fa in un libro sulla storia della Scozia dove si parlava di una possibilita’ non tanto remota che i Sardi si fossero mossi fino a questa parte della Granbretagna in tempi molto remoti. Insomma, che ci sia del sangue Sardo nelle vene Scozzesi? Quello che dice Angelus nel suo post a riguardo dei Shardana mi fa pensare che alcune cosette inizino a tornare in termini di possibilita’ che effettivamente una frangia sorella della popolazione Shardana sia migrata fin quassu’. Ancor di piu’ mi lusinga il fatto che la storiografia britannica ne parli nei libri che sono a diffusione pubblica. Non parlo infatti di un libro che ho letto nelle aule universitarie ma di un testo storiografico che poteva essere reperito nelle librerie della via principale di una citta’. Com’e’ che la storiografia italiana ci massacri fin da piccoli dicendoci che siamo solo produttori di kasu martzu e che in pratica non abbiamo storia se non sotto l’ombrello delle vicende di questo o di quell’altro popolo che per lunghi o brevi periodi ci hanno “assediato”, mentre compariamo come possibili padri di una parte della popolazione che poi diventa quella celtica nei libri di storia britannica? E’ mai possibile che gli italiani nella loro innata arroganza ed ignoranza pura e semplice abbiano sempre e comunque ragione su tutto, mentre gli altri popoli siano solo e sempre, passami il termine, delle merde? Perche’ Dante nella Divina Commedia parla dei sardi che scimmiottano il latino, mentre si evince da tutte queste informazioni riportate da Angelus che addirittura i latini erano dei giovinotti a confronto dei Shardana e che le radici linguistiche sarde, come ho letto da un’altra parte, sono mesopotamiche per grandissima parte e in minor misura latino-romane? Insomma, che il Professor Smith dell’Universita’ di Cambridge abbia detto che la lingua sarda e’ tale e propriamente detta e che ci siano delle interessanti similarita’ addirittura con l’inglese, solo perche’ non aveva altro da fare oppure perche’ la Sardegna e’ la cripta storica dell’Europa? Mah! Un saluto from Scotland. :)

      • ozstriker85 ha detto:

        No mi spiace ho dei libri sulla musica sarda ma ancora non ho trovato il tempo di leggerli li ho solo sfogliati e qualcosina a riguardo l’ho letta, quando ho un pò di tempo libero magari ,leggo ,rielaboro e posto :)
        Comunque non è la sola somiglianza per esempio hai mai visto un torneo de s’istrumpa , arte marziale praticata dai sardi sin dal neolitico come dimostrano i bronzetti nuragici !
        http://img243.imageshack.us/i/lottatoriuta.jpg/
        Ora guarda questo video :

        Secondo me son identiche tanto è vero che da alcuni anni si fa un torneo internazionale a Villagrande Strisaili ed è presente anche la Scozia …
        Per ulteriori dettagli Magari spulcia un po questo forum http://shardanapopolidelmare.forumcommunity.net/

        dal quale ho attinto molto per dovere di cronaca !!!

        Un altra cosa riguardo all’Italia che non riconosce la nostra storia .. purtroppo viggè ancora il culto della romanità . come quando c’è stata la conquista romana non ci viene tributato il posto nella storia che ci spetta, tra l’altro Roma Potrebbe essere stata fondata da quei popoli del mare di cui gli shardana- sardi facevano parte ! Rimane il fatto che spetta cmq a noi Sardi cambiare cio che dicono i libri di storia ufficiali oggi e non farci portare via la nostra identità di popolo! Riguardo a Dante… anche lui scimmiottava il latino visto che scriveva in lingua romanza ,che è derivata dal latino ma latino non è !!! Cmq da studi sui toponimi e sul sardo antico presenta elementi di paleosardo o nuragico, Sumero , Punico,Latino, Greco, Iberico alle quali si son aggiunte altre lingue.. E comq e da notare la parte paleosarda e nuragica, oltre a l fatto che riguardo alla famosa stele di Nora ancora non son d’accordo del tutto se sia scritta in fenicio, nuovi studi sembrano proporre che i nuragici Scrivessero …. se fosse vero in Sardegna la scrittura è nata prima qua che in Grecia o a Roma E per quanto ne so in Egitto visto che consideravano la civiltà shardana più antica della loro.
        http://4.bp.blogspot.com/_a8pvThijnF4/R8ffurl8RQI/AAAAAAAAADA/Xp2AyNyUA48/s1600-h/iscrita+3.jpg
        http://2.bp.blogspot.com/_a8pvThijnF4/Ske4FwctPoI/AAAAAAAAAu8/jNecXq8vUno/s1600-h/Immagine+133.jpg
        http://1.bp.blogspot.com/_a8pvThijnF4/SCFyJkTDY3I/AAAAAAAAAF8/oQNgDPx9DRI/s1600-h/DSCN0505.jpg

        Bho magari queste cose sono scomode da accettare .. anche se non capisco il perché !!!

        Ora ne approfitto per chiederti una cosa e magari se ne hai qualche foto o materiale :
        ho letto che in Scozia hanno delle costruzioni che son uguali ai nuraghi, la le chiamano broch… mi interesserebbe sapere a che epoca risalgono e i principali usi che avevano !
        Salude :)

  4. icknos ha detto:

    Ho guardato il video e a quanto mi pare di ricordare da una volta che assistetti ad un incontro di Istrumpa, vedo anch’io delle similarita’ molto forti fra questo tipo di lotta nostrana e quella del video, uguali anzi. Per quanto riguarda le costruzioni chiamate Broch (pronunciato “broh”, con un suono finale laringeo smorzato che rassomiglia al suono, che io chiamo ” de su gattu agreste”, spero di averti reso l’idea :( ), esse sono riconducibili all’eta’ del ferro britannica, 800 AC-500 AD. Leggevo al riguardo che ci sono 700 esemplari di queste torri tronco coniche gia’ rinvenuti, ma si conta di riportarne alla luce ancora molti altri sopratutto perche’ si pensa che ne esistano sepolti sotto accumuli di terra e detriti, per lo piu’ naturalmente creatisi, che in inglese prendono il nome di ” mounds”, diciamo traducibili come collinette in italiano. Tuttavia considera che queste costruzioni nelle loro forme piu’ primordiali sembra apparvero fin gia’ il 600 AC e verso il 100 AC esse divennero piu’ fortificate e sicure, questo perche’ offrissero protezione in tempi di attacchi pero lo piu’ intestini. Infatti a partire dall’eta’ del bronzo nelle isole alte della Scozia, specie in quella di Orkney, dove appunto la maggior parte di queste costruzioni e’ stata finora rinvenuta, e durante quella transitoria verso l’eta’ del ferro le popolazioni di queste terre divennero piu’ aggressive fra di loro poiche’ la loro sopravivenza fu compromessa da un forte cambiamento climatico che stava portando con se forti piogge e freddo e l’equilibrio di procacciamento alimentare fino ad allora esistente e basato sull’agricoltura fu completamente stravolto. Spero di esserti stato d’aiuto. Grazie per il video e per i link. Saludos :)

  5. icknos ha detto:

    Su Google.co.uk seleziona ” images” e scrivi ” broch “, ti portera’ dritto sulle foto di questi momumentali costruzioni. Saludos

  6. icknos ha detto:

    Ciao ancora ozstriker85, ti chiedo scusa ma ho notato che ci sono delle inesattezze riguardo alla datazione dei brochs: e’ colpa mia, mi sono impampinato con l’Anno Domini. Riscrivo per correzione: – i brochs si pensa nacquero fin dall’800 AC e verso il 600AC fino al 100 AD (eta’ del bronzo e periodo transitorio nell’eta’ del ferro britannici) queste costruzioni svilupparono caratteristiche di fortezze per le ragioni di cui ti ho parlato nel precedente post. Ho messo un AC di troppo e da li ho capito che avevo tombolato le date, sorry :(.

    • ozstriker85 ha detto:

      Dunque praticamente almeno nel periodo di transizione tra il bronzo e il ferro son contemporanei ai nuraghi? :)…. bene meda sta a vedere che li abbiamo esportati anche la :)

  7. giovanni dechiccu ha detto:

    bellissimo..tutto!sono daccordo,lo stato deve finirla di rubarci la storia..ma anke noi sardi dovremmo essere più orgogliosi del nostro millenario e unico passato!tante troppe volte ci viene propinato qualcosa che ci umilia ci “cancella”quasi dalla storia..viva la Sardegna dunque,viva la nostra incomparabile isola!!

  8. gosh ha detto:

    s’ isthrumpa o lotta sarda è da anni che è ufficialmente riconosciuta dalla federazione internazionale delle lotte celtiche,
    è quasi uguale alla lotta bretone in quanto a tecnica e regole

  9. Orlando ha detto:

    Riporto alcune citazioni a riguardo delle migrazioni degli Shardana. Alcune parti sono didascalie di foto documentative che qui per questioni di format non possono essere visualizzate. Questo documento e’ a titolo argomentativo ed e’ diretto ad arricchire quanto finora dibattuto sugli Shardana e l’antica terra di Sardegna. Ciao e buona lettura. Se trovo piu’ materiale lo postero’. ;)
    I Principi di Dan
    Da Lia nacquero, secondo la Bibbia:
    · Ruben, Giuda e Simeone. Probabilmente gli appartenenti alle tribù con questo nome sono da classificare come discendenti da quelle tribù semitiche insediatesi in Egitto all’epoca dell’invasione degli Hiksos e quindi odiate dal popolo egiziano, che però se ne serviva per la loro abilità artigianale, soprattutto in campo edilizio. Mosè si rivolse a loro con la promessa di condurli in una Terra più ricca e senza padroni.
    · Levi. Gli appartenenti a questa tribù sono sicuramente i fedelissimi di Mosè, perché altri non erano che i suoi compagni e fratelli di religione. Mosè li adibì al Culto da lui instaurato anche perché già praticanti la religione egizia di Aton, poi diventata religione di Jahwe. Erano chiaramente egiziani.
    · Issacar. In questa tribù vennero inclusi mercenari di stanza in Egitto, appartenenti ai Popoli del Mare, Tjeker per la precisione.
    · Zabulon. Anche in questo caso vennero inclusi mercenari appartenenti ai Popoli del Mare. Gli studiosi parlano di Danai, preferibilmente di Sher-Dan
    Da Rachele nacquero:
    · Giuseppe e Beniamino, per volere di Giacobbe furono inclusi i figli di Giuseppe:
    Ephraim e Manasse. Tutti da classificare come discendenti delle stesse tribù semitiche su nominate.
    Da Billah, schiava di Rachele, nacquero:
    · Dan e Nephtali. Nephtali, quindi, di origini semitiche, mentre nella tribù di Dan furono inclusi la maggior parte dei mercenari Shardana amici del principe–generale Mosè.
    Da Zelpha, schiava di Lia, nacquero:
    · Gad e Aser. Gad di origini semitiche, mentre ad Aser si aggiunse un contingente di Tjeker, mercenari appartenenti alla coalizione dei Popoli del Mare, che sappiamo storicamente insediati in Palestina tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XII a.C.
    Il nome Sher-Dan (SRDN) significa principi di Dan. È una coincidenza strana che essi portassero il nome del figlio di Giacobbe che amava l’arte della guerra. Possiamo solo ipotizzare che i Shardana, come gli Ebrei (Ossia quelle tribù che poi formarono il popolo ebraico), arrivarono in Egitto intorno al 1700 a.C. con l’invasione degli Hiksos, quindi c’era sicuramente un legame fra i due gruppi.
    Questo spinse Mosè a convincere i Shardana a unirsi all’impresa, magari con la promessa che una volta giunti a destinazione avrebbero potuto imbarcarsi per far ritorno nella loro patria d’origine: la Sardegna
    Tutta l’assortita e indisciplinata moltitudine di razze ed etnie che seguirono Mosè nell’Esodo, il Patriarca-Condottiero cercò di trasformarla in un’unica Nazione e sappiamo con quali difficoltà. Per prevenire le rivolte e le insubordinazioni, per difendersi da attacchi esterni di popolazioni ostili, il furbo condottiero si servì spesso dei mercenari Tjeker e Shardana.
    Parte quindi della tribù di Dan, una volta giunti sulla Terra Promessa, raggiunsero i porti di Sidone e delle altre città costiere e si imbarcarono alla volta della loro antica Patria. Arrivati a destinazione fecero come Ulisse una volta rientrato in patria: ripresero il mare per altre avventure! E questa volta si volsero alle terre del Nord. Cosa poteva chiamarli in questi territori, per molti sconosciuti e inospitali, non sappiamo. Certo che per la loro abitudine di lasciare tracce del loro passaggio dappertutto, come il serpente, oggi possiamo almeno sapere dove si stabilirono. Sappiamo dagli Egizi che nell’ultima tremenda invasione verificatasi mezzo secolo dopo questi avvenimenti, intorno al 1200 a.C., insieme a Shardana, Thursha, Shakalasa, Liku, Libu ecc., stavolta ci sono altri popoli che vengono dall’estremo nord dell’Europa. i Greci li chiamavano anche Iperborei e dicevano adorassero il dio Apollo, cui dedicavano templi e altari megalitici, a volte di forma circolare, come Sthonenge, ma anche come Circuitus in Sardegna presso Laconi, in una località chiamata stranamente Stunnu, un vocabolo dal suono incredibilmente simile al primo. Il nome di questi nuovi alleati: Saksar (Sassoni?) e Danen (Tuatha de Dana), o Danuna. Vedremo che non si tratta dell’unico richiamo al nome di Dan che noi troveremo nelle terre del Nord. Alcuni esempi: Danmark=Traccia di Dan, Tuatha de Dana=Gente di Dan o Tribù di Dan. Questi ultimi erano gli antenati degli Irlandesi e adoravano la Grande Madre, la Dea Danu. La stessa Irlanda è piena di toponimi Dun (Es. Duncan, leggi Dancan), ma anche Dan stesso (Danny boy)…
    Sappiamo anche che Mosé affidò a Ooliab di Dan (insieme a Jezalel di Juda) la costruzione dell’Arca, che poi sarà custodita dagli stessi Daniti, prima a Dan e poi a Silo. Con la costruzione del Tempio di Salomone, ad opera di un Danita di Tiro (Hiram Abi). l’Arca verrà portata a Jerusalem. Al tempo di Roboamo se ne perderanno le tracce, ma anche stavolta c’entrano i Shardana e un loro generale divenuto faraone (Shesonk, XXII dinastia), che depredò il Tempio nel 950 a.C…. ma questa è un’altra storia.

    IL DRAGONE (O Serpente alato) era il simbolo dei SHER-DAN. Mosè fece issare su un’antenna un “serpente di bronzo” durante un’epidemia scoppiata nell’accampamento. Chi “vedeva” quest’insegna veniva sanato. Era forse l’insegna dell’accampamento dei DAN? Le tribù di Israele conservarono il Serpente di Bronzo, il Nehustan, nel santuario di Dan, facendone oggetto di Culto, finché il re di Juda Ezechia lo fece distruggere.
    Alcune Nazioni antiche (Sparta, l’Inghilterra di Artù…) e moderne hanno adottato questo simbolo (il Drago).
    La versione dell’illustrazione a fianco ricorda il caduceo-bussola e il DNA simbolo di Enki-Ea. La Chiesa Cristiana, considerandolo retaggio del paganesimo, lo considerò l’immagine del diavolo stesso. S. Giorgio e altri santi, oltre che i cavalieri medievali, lo combatterono in “Nome di Dio e della Chiesa”.

    Shardanaleo

    I POPOLI DEL MARE
    SHARDANA: Shrdn, Shardin, Sher-Dan. Principi di Dan, spesso indicati come i veri promotori delle invasioni che si ripeterono a ondate successive fin dal 1700 a.C. (Hiksos?). Costituivano anche la flotta d’appoggio per il trasporto truppe e vettovaglie, non disdegnando ogni tanto di sganciarsi dal resto della coalizione per tentare imprese di pirateria sulle coste ricche d’Egitto e Grecia. Sono identificati con gli abitatori delle Isole Sarde. Affiancano Ramessu (Ra-Mose, Ramses II) a Qadesh contro gli Ittiti. Probabile il loro inglobamento nella tribù di Dan da parte di Mosè. Gli antichi li chiamavano anche Eraclidi, Tespiadi, Tirrenidi, Pelasgi (ma quest’ultima denominazione potrebbe essere riferita ai loro cugini Pheleset, mentre Tirrenidi indicava anche i fratelli Tursha). Probabilmente erano i Danai citati da Omero nell’Iliade insieme a Tjeker (Teucri), Likku (Lici) e Akawasa (Achei). Per gli autori greci discendevano da Danao esule dall’Egitto. Ma è più probabile che emigrassero in Sardegna verso il 2300-2000 a.C. dall’Asia Minore (durante l’Impero Akkadico?), in seguito ad una carestia durata più di trecento anni.

    TJEKER: Teucri. Omero nella sua Iliade li identifica con i Troiani. Con i Shardana costituivano la flotta della Coalizione. Anche i Tjeker si stabilirono in Palestina nel periodo dell’Esodo. La città costiera di Dor, da loro fondata (dal romanzo “Il viaggio di Wenamun” 1080 a.C.), avrebbe dato il nome ai distruttori di Micene: i Dori, secondo alcuni studiosi, appartenenti ai Popoli del Mare. Le Tribù di Issacar e Aser appartenevano a questo Popolo.

    AKWASHA: Ekwesh, Akaiasa. Forse gli Achei di Omero. Meneptah dice che erano dei circoncisi come i Shardana, particolare usanza che proverebbe la possibilità del coinvolgimento della tribù perduta di Dan e di Mosè nello scenario dei Popoli del Mare.

    LIKKU: nella battaglia di Qadesh stanno con gli Ittiti, insieme a un contingente di Shardana (Questi ultimi però stavano in maggior parte con gli Egizi), marinai provetti, forse Liguri o più sicuramente Lici. Parteciparono anch’essi alla guerra di Troia, come alleati dei Teucri-Tjekker.

    LIBU: sicuramente Libici. Durante il regno di Meneptah (1220) sono protagonisti di una rivolta che rischia di travolgere l’impero egizio. Nel 945 a.C. s’impadroniscono del potere in Egitto con l’aiuto dei Shardana e fondano la XXII dinastia.

    TERESH (Tursha): Tyrsenoi, Tirreni, Etruschi. Stretti parenti dei Shardana, coi quali fondarono parecchie città in Iberia, Italia e Sardegna: la biblica Tarshish o Tartesso, la sarda Tharros (da loro anche il nome del maggior fiume sardo, il Thirso), Nabui (Neapolis) sempre in Sardegna. Dopo l’ultima invasione (1.200 a.C.) abitarono probabilmente la Lidia, governati dagli Eraclidi (Shardana), come racconta Erodoto. Verso il IX secolo, forse per una carestia, o molto più probabile per la pressione degli Assiri, si stabilirono nella penisola italica col consenso dei Shardana, i quali cedettero loro l’influenza della parte orientale del Mare Sardo che da loro prese poi il nome di Tirreno. Tale concessione però dovettero pagarla acconsentendo che a governarli fossero i re scelti fra i dignitari sardi. Gli storici romani chiamavano i lucumoni etruschi col nome di Sardi, spiegando che essi erano scelti tra i Sardi (Strabone); “reges soliti sunt esse Etruscorum, qui Sardi appellantur” (Festo), appunto.

    SHAKALASA: Shekelesh, probabilmente Siculi o Sicani. Un ritrovamento, a Monte Dessueri (SR) in Sicilia, di anfore identiche a quelle della necropoli di Azor, presso Giaffa (XI sec. a.C.), porterebbe a pensare che anche i Shekelesh fossero coinvolti negli avvenimenti raccontati dalla Bibbia, come Shardana, Tjekker e Phelets. Le pajare nel Salento (Puglia), simili a “Nuraghes”, sono opera dei Sakalasha?

    PHELETS: Pulutasi, Filistei, forse i mitici Pelasgi. La Bibbia dice che venivano da Kaftor (Creta), annoverandoli però fra i popoli “Camiti”. Ciò non è esatto: essendo essi Anatolici (o anche Egei) erano invece discendenti da Japhet come il resto dei Popoli del Mare. Diedero il nome alla Palestina. A differenza di Danai (Shardana) e Tjeker che si unirono alle tribù guidate da Mosè, i Phelets furono sempre in contrasto col Popolo Ebraico. Ma furono probabilmente la guardia del corpo del Re Davide (Samuele II-15).

    DENEN: Danen, Danuna, Danai (gli stessi Sher-Dan), probabilmente si unirono agli Ebrei nell’Esodo, formando o aggiungendosi alla tribù di Dan, dalla quale si staccarono per andare a “vivere sulle navi” una volta arrivati in Palestina e scomparendo poi misteriosamente. Ma è probabile che salpassero per la Sardegna per poi colonizzare le terre del Nord-Europa, da dove ripartivano coi loro alleati per imprese di conquista e di pirateria. Forse i fantastici Iperborei spesso nominati dai Greci altri non erano che i Danen abitatori delle Isole del Settentrione. Ricordiamo che i primi colonizzatori dell’Irlanda furono, secondo la mitologia, i Tuatha de Danan e che la Grande Madre di tutti gli Dei era in Irlanda Danu e in Inghilterra Dona.

    WESHESH: Wasasha. Corsi? O forse Wilusha, dal nome ittita di Ilio-Troia. E’ probabile che, come i Shardana, risiedessero in varie località. Nel Papiro di Harris Ramses III li chiama, infatti, “Washesh del mare”.

    MESHWESH: mercenari Libici, forse le tribù beduine, i nomadi del deserto.

    SAKSAR: Sassoni?

    DORI: non sono citati dagli Egizi, ma erano pure loro appartenenti ai Popoli del Mare dell’ultima invasione del 1200 a.C. Forse provenivano dalla città Tjeker di Dor, in Palestina.

    I POPOLI DEL MARE avevano un aspetto, a noi ben noto, tramandato dai bronzetti che in grande quantità sono sparsi per tutta l’area mediterranea e principalmente in Sardegna, Lazio Toscana, Cipro, Creta…

    Shardanaleo

    SHARDANA, UNA STORIA DIMENTICATA

    Come già scritto nella premessa, dopo l’esperienza del romanzo storico “SHARDANA”, abbiamo pensato che fosse giunto il momento di raccogliere tutto il materiale riguardante “I Popoli del Mare” e i Shardana in particolare, catalogarlo e scrivere un “saggio” su questa pagina importantissima della Storia del Mediterraneo, che toccò anche i mari del Nord e in particolare il Baltico. Vogliamo però avvisare il lettore che il nostro modo di raccontare le cose esce un po’ dai canoni tradizionali del saggio storico. Preferiamo cioè un linguaggio più spontaneo e meno tecnico. Questo potrà non piacere agli “adetti ai lavori”, ce ne dispiace un poco, ma preferiamo che quanto abbiamo da dire sia piuttosto accessibile a tutti. Anche gli argomenti trattati ci portano fuori dai famosi canoni per alcune “rivelazioni” che stravolgono quanto fino ad oggi la Storia Classica ci ha propinato. Raccontare che popoli oggi sottomessi (vedi i Phelets-Palestinesi, gli stessi Shardana e Washasha…) un tempo dominarono il mondo conosciuto per più di un millennio, distruggendo imperi e città.. raccontare dei collegamenti con l’Esodo, la tribù perduta di Dan, Mosè… raccontare che lo stesso Mosè non era Ebreo… porta il lettore a credere che trattesi piuttosto di un lavoro di pura fantasia. Eppure tutto è regolarmente documentato da citazioni di Testi e Autori al di sopra d’ogni sospetto: Erodoto, Diodoro Siculo, Strabone, Pausania, Festo, Solino, Tito Livio, I Testi Egizi, i Papiri di Harris, gli scritti di Wilbour, il Poema di Pentaur, Freud, la stele di Meneptah, i bassorilievi di Luxor e Karnak, Medineth Abu…

    Qui parliamo in particolare dei Shardana. La provenienza di questo popolo dall’Asia Minore, ormai accettata dalla maggioranza degli studiosi, è quanto si sostiene in questo libro, con alcuni distinguo. La loro origine dalla città di Sardi, la capitale della Lydia patria del leggendario Creso, sarebbe l’ipotesi più logica visto l’affinità dei due nomi e, aggiungiamo, anche per un’abitudine mai persa degli studiosi nostrani e non, di considerare la Storia Sarda piuttosto recente. Crediamo però più attendibile la tesi del Carta Raspi, secondo cui essi proverrebbero dall’Asia Minore molti anni prima della fondazione di Sardi stessa. Sorvolando per ora sul fatto che anch’egli insiste in ogni caso nel precisare la loro origine anatolica, notiamo che a dargli un notevole contributo sono alcuni documenti, soprattutto di fonte Egizia. Vi si parla a più riprese dei Popoli del Mare e degli Shardana in particolare, già dai tempi di Amenophis I (1557 – 1530 a.C.) e Amenophis III e di Tuthmosis III (intorno al 1400 a.C.). Di loro parlano ampiamente le iscrizioni nel tempio rupestre di Abu Simbel, in quello di Karnak e di Medinet Habu, i papiri di Harris e gli scritti di Wilbour… Ma la tesi di Sardi come patria d’origine diventa insostenibile se si pensa che Sardi, per logica, sarebbe stata distrutta insieme all’Impero Ittita, dei cui domini faceva parte essendo situata nell’area d’influenza di Hattusa, durante l’ultima terribile invasione dei Popoli del Mare intorno al 1200 a.C.. Come avrebbero potuto i Shardana (che dei Popoli del Mare erano una delle componenti guida) distruggere la loro città d’origine? Non risulta, infatti, nessuna città risparmiata dalla furia devastatrice di tale immane invasione (con l’eccezione di Atene). Inoltre non bisogna dimenticare che la data di tale avvenimento è precedente di due secoli alla stessa fondazione di Sardi (intorno al 1000 a.C.). La teoria che darebbe origini da Sardi è proclamata da alcuni studiosi che fanno riferimento a Erodoto, il quale riporta un episodio del tempo del faraone Psammetico. Riferendosi ai mercenari Cari e Joni inviati da Cige re di Sardi, lo storico scriveva: “erano i primi uomini di lingua straniera a installarsi in quel paese” (Erodoto: II, 154). Collegando il fatto ai mercenari shardana al soldo dei faraoni, i nostri studiosi sostengono che Erodoto intendeva riferirsi al periodo di Seti I (circa XIV secolo a.C.). Perché? Perché molti sarcofaghi e utensili greci sono stati trovati nel Delta spesso insieme agli oggetti della XIX dinastia e poiché in questo periodo formazioni di mercenari Shardana erano al servizio di Seti il grande… i Shardana vengono da Sardis! Interessante teoria.

    Peccato che, per far quadrare il cerchio, sia prima necessario dare dell’idiota a Erodoto, che avrebbe preso i Greci (Cari e Joni) per Shardana, e Psammetico per Seti il grande. Ancora Erodoto avrebbe scambiato il VII secolo col XIV, e inserito Cige e Assurbanipal (il re assiro contro cui Psammetico impiegò i mercenari greci) nel periodo storico dei Popoli del Mare, che finirono le loro micidiali incursioni alla fine del II millennio! Cosa non si fa per negare che anche Popoli come quello Sardo possano aver avuto un passato illustre e glorioso. E’ invece molto probabile che questo Popolo abitasse la Sardegna già dal secondo o addirittura terzo millennio a.C.

    Sappiamo ad esempio che il bronzo, di cui i Shardana avevano il monopolio, era lavorato in Sardegna già a metà del II millennio in forme artistiche di rara bellezza e che nello stesso periodo furono conquistate la Corsica e le Baleari ad opera di popoli provenienti dalla Sardegna (1500-1400 a.C).

    Gli Egizi danno ai Shardana e ai loro alleati una collocazione geografica ben precisa, chiamandoli i re delle Isole dell’Occidente, tale è, infatti, la posizione della Sardegna rispetto all’Egitto, cosa che invece non risulta per quanto riguarda la città di Sardi, che oltre al fatto di non essere un’isola, è posta chiaramente ad Oriente (o almeno a Settentrione). D’altronde Sardi da un’indagine archeologica condotta in Turchia, risulta fondata intorno al 1000 a.C., mentre le ultime scoperte avvenute tra Haifa e Tel-Aviv confermano insediamenti Shardana in Asia Minore già dal 1150 a.C.. Sardi era inoltre situata a circa 150 km. dal mare e per un popolo di navigatori e di pirati la cosa risulta alquanto insolita. Qualcuno potrebbe obiettare che tutto sommato le Isole dell’Occidente potrebbero essere anche le isole dell’Egeo. In effetti, Lemno, Creta, Cipro e altre si trovano a Nord-Ovest dell’Egitto (Più a Nord che Nord-Ovest), ma ricordiamo che gli Egizi aggiungevano la parola “sconosciuti” ogni volta che parlavano dei Popoli del Mare, mentre sappiamo che avevano rapporti commerciali da sempre con le isole dell’Egeo, che quindi conoscevano abbastanza bene. Riteniamo quindi di poter escludere (almeno in parte, e subito spieghiamo perché) anche l’ipotesi dell’Egeo e precisiamo, con l’aiuto degli antichi cronisti, che: Creta fu occupata dai Popoli del Mare nel 1400 a.C. (Plutarco), ma già i Shardana avevano conquistato le isole di Lemno e Imbro, da dove poi passarono in Grecia, rapirono le donne degli Ateniesi e andarono a Creta dove si governarono da se stessi. Simonide di Ceo racconta che durante il primo tentativo di sbarco a Creta, alcuni Sardi furono catturati e condotti a morire fra le braccia arroventate della statua bronzea di Talo. Essi andarono incontro alla morte con un beffardo sorriso sulle labbra che egli chiamò riso sardonico, il sardus gelo di Omero. Deduciamo che le Isole dell’Egeo, potevano ospitare alcuni componenti dei Popoli del Mare (la Bibbia dice che i Phelets o Filistei venivano da Kaftor, Creta) e principalmente degli Eraclidi (Shardana), ma l’originaria e più importante sede erano le Isole del Mediterraneo Occidentale (Sardegna, Corsica, Baleari, Sicilia…) perché, se fossero stati abitanti delle isole dell’Egeo, gli Egizi li avrebbero chiamati col loro nome e non: i re dei Paesi stranieri oppure: re delle Isole dell’Occidente. Gli Egizi, come già precisato, infatti ben conoscevano Greci e Cretesi, avendo con essi scambi culturali e commerciali abbastanza frequenti. Numerosi documenti egizi confermano la presenza dei Shardana dai tempi più remoti ed è parere diffuso che i misteriosi Hyksos, che invasero l’Egitto intorno al 1700 a.C., siano da identificare con i Popoli del Mare. Facciamo una datazione storica:

    · 2450 (2350): Sargon di Akkad fonda la dinastia Sargonide (Sardonide-Sandanide? Una dinastia con questo nome esisteva in Lydia).
    · 2300-2000: all’incirca in questo periodo, in Mesopotamia, scoppia una terribile carestia durata più di 300 anni, che provoca l’emigrazione verso Occidente, (Sardegna compresa?). Periodo Biblico: In seguito a questi fatti la Tribù di Abramo esce da Ur dei Caldei e dopo un vagabondare attraverso i monti della Siria si stabilisce sulle rive del Mar Morto.
    · 1800: Stonehenge, tempio megalitico, è costruito da popolazioni arrivate dall’Asia Minore(?).
    · 1700: gli Hiksos, di razza indoeuropea con mescolanze di razza semitica, invadono l’Egitto. Sono i “Popoli del Mare”? Nello stesso periodo nelle Baleari accade una catastrofe che cancella una Civiltà ivi residente e contemporaneamente avviene la distruzione della prima Civiltà Cretese e,all’incirca nel 1800-1750, l’incendio di Troia IV (ad opera degli stessi Popoli del Mare?). Periodo Biblico: Carestia, Ebrei in Egitto, Giacobbe.
    · 1600: Hattusilis fonda l’impero Ittita. Nascita di Micene (Akwasa, Akaiasa, Achei).
    · 1568-1545: Il faraone Amon-Mose (Amasi) caccia gli Hyksos dall’Egitto.
    · 1530-1520: Tuthmosis I (Toth-Mose) sconfigge il Mitanni e la Siria fra le cui fila militano contingenti Shardana.
    · 1500-1400: il bronzo è lavorato in Sardegna con tecniche già di rara bellezza e perfezione. La Corsica e le Baleari sono conquistate da un Popolo proveniente dalla Sardegna.
    · 1500-1470: L’isola di Thera (Santorini) sparisce in seguito a un’eruzione vulcanica, comincia la decadenza di Creta.
    · 1400: gli Akawasa e i loro alleati distruggono Creta e l’Impero Minoico (Plutarco). I Shardana conquistano Lemno e Imbro, passano in Laconia, rapiscono le donne ateniesi, e si stabiliscono a Creta. Alcuni di loro sono catturati durante il primo sbarco e vengono condotti a morire fra le braccia arroventate della statua bronzea di Talo. Essi vanno incontro alla morte ridendo (Simonide di Ceo).
    · 1355: ambasciatori dei Popoli del Mare portano doni al faraone Amenophe IV e alla regina Nefertiti, invitandoli a tornare al culto dell’Unico Grande Dio (della Grande Dea).
    · 1294: battaglia di Qadesh: Ramses II (Ra-Mose) si salva dall’attacco degli Ittiti con l’aiuto di un contingente di mercenari Shardana. Altri Shardana combattono al fianco degli Ittiti stessi, Ramses li chiama Shardana del mare, dal cuore ribelle.
    · 1290: un attacco micidiale è portato all’Egitto di Ramses da parte dei Popoli del Mare.
    · 1278: Esodo. Un gruppo numeroso di perseguitati religiosi e alcune tribù semitiche stanziate ai confini orientali, al comando di un principe egiziano, forse seguace del culto di Akenathen, lasciano l’Egitto. Con loro parte probabilmente un contingente numeroso di mercenari Shardana (Danai) e Tjeker (Teucri) che li difenderanno nel lungo cammino. Mosè li include nella misteriosa tribù di Dan. I Tjeker (Teucri) formeranno le tribù di Issacar e Aser. Ma anche Zabulon appartiene ai Sher-Dana.
    · 1250: un’incursione dei Popoli del Mare distrugge Tirinto e un’altra devasta l’abitato circostante Micene.
    · 1235: una grande carestia devasta l’Anatolia in seguito alle incursioni dei Popoli del Mare, Meneptah invia navi cariche di grano.
    · 1231: Meneptah deve affrontare una guerra con i re libici spalleggiati da alcune tribù identificate nei Popoli del Mare: Akawasa (Achei), Thursha (Etruschi), Sakalasa (Siculi), Wasasha (Corsi?) e Shardana. Questi ultimi provvedono anche al vettovagliamento e al trasporto truppe via mare.
    · 1210: Meneptah ottiene una decisiva vittoria nel deserto occidentale sui Libu e i loro alleati delle Isole Straniere.
    · 1200-1180: l’invasione più devastante e definitiva dei Popoli del Mare, (durerà probabilmente più di 50 anni), ai soliti Shardana, Akawasha ecc. si sono aggiunti nel frattempo Denen, Sakssar, Phelets. Distrutte Ugarit e Corinto, gli imperi Ittita e Miceneo sono cancellati, intere città sono rase al suolo e gli abitanti passati a fil di spada (Atene sarà stranamente risparmiata). I Shardana e i loro alleati si riversano sull’Asia Minore mettendo tutto a ferro e a fuoco. Lo stesso Egitto è attaccato (1183), ma Ramses III trova un accordo con la mediazione dei mercenari shardana al soldo delle truppe regie. Si vanterà poi di aver sconfitto per la prima volta i più terribili e fantastici guerrieri del passato.
    · 1180: noi preferiamo propendere per una data anteriore di circa 30 anni in cui Troia VII è distrutta da una coalizione di Popoli venuti da Occidente (Grecia e isole mediterranee), circa nel 1220-1200 a.C.. Effettivamente la datazione delle varie città è piuttosto incerta, ma crediamo di poterle in parte ricostruire: – Troia I esisteva nel bronzo antico, intorno al 2700 a.C. – Troia II venne incendiata nel 2300 a.C. – Troia III, IV e V esistettero dal 2300 al 1700 a.C – Troia VI, ricca e potente, rinacque dalle loro rovine e venne distrutta da un terremoto intorno al 1280 a.C. – Troia VII durò quasi un secolo ed è probabilmente la città di Priamo cantata da Omero. Il poeta menziona nella sua opera Tjeker (Teucri) e Liku (Lici) sul fronte troiano, e Akawasa (Achei) e Danai (Denen, Danuna, Shar-dana), sul fronte greco. Periodo Biblico: Giudici, insediamento dei Phelets (Filistei) e Tjeker (Teucri) in Palestina.
    · 1100: “l’Onomastico di Amenemope” parla della presenza in Palestina dei Popoli del Mare e in particolare dei Pheleset (Filistei), Shardana (Sardi) e Tjeker (Teucri).
    · 1080: “Il viaggio di wenamun” definisce la città di Dor, sulla costa della Palestina, “città dei Tjekker”.
    · 1050: i Phelets colonizzano il territorio che da loro prenderà il nome di Palestina, si insediano in Gaza, Ashdod, Gath, Ekron, saccheggiano Shiloh e sconfiggono Saul, re di Israele, nel 1005. Periodo biblico: i Giudici.
    · 1000: fondazione di Sardi e ricostruzione delle città fenicie, che cominceranno le loro avventure sulle antiche rotte tracciate dai Popoli del Mare, fondando nuove colonie.
    · 945: un generale dei mercenari Libu (Libici) appartenente ai Popoli del Mare, Shesonk, si impadronisce del trono in Egitto e fonda la XXII dinastia. I mercenari Shardana sono schierati coi Libu.
    · 900: i Lidi (una parte della popolazione), governati dagli Eraclidi, sbarcano in Italia e si uniscono agli Umbri (Erodoto) – I loro lucumoni sono designati fra i dignitari Sardi (Strabone), Reges soliti sunt esse Etruscorum, qui Sardi appellantur (Festo).
    · 814: fondazione di Cartagine ad opera di colonizzatori provenienti da Tyro in Fenicia.
    · 753: Roma è fondata a opera di un gruppo di giovani pastori, fra cui Romolo che ne sarà il primo leggendario Re.
    · 685: Gyge si impadronisce del potere in Lydia, uccidendo Candaule l’ultimo dei re Eraclidi (Erodoto).
    · 616-509: Roma è sottomessa e governata da re Etruschi (Thursha, Tirreni).
    · 540: Malco, generale cartaginese, sbarcato in Sardegna con un potente esercito di 80.000 uomini è sconfitto in battaglia campale da un esercito sardo. Nello stesso periodo avviene la battaglia navale nel Mare Sardo tra gli abitanti di Aleria (Alalia), colonia greca in Corsica, e la flotta etrusca di 60 navi, rinforzata con altre 60 navi cartaginesi.
    · 530: Tartesso è distrutta dai Cartaginesi.
    · 480: Asdrubale e Amilcare, figli di Magone, sbarcano in Sardegna con un potente esercito. Asdrubale muore in combattimento (Giustino).
    · 350: Saccheggio di Roma da parte dei Celti (Keltoi, Galli, Galati), la loro origine era, secondo Erodoto, nell’alto DANubio.
    · 325: Un’ambasciata dei Sardi a Babilonia fa doni ad Alessandro Magno (Giustino). E’ un segno di una sovranità dei Sardi ancora esistente in Sardegna, nonostante la presenza di Cartagine.
    · 279: Sacco di Delfi da parte dei Celti (Galli) comandati da Brenno (omonimo del distruttore di Roma).
    · 215: Le città shardana, guidate da Cornus il cui “giudice” era Ampsicora, attaccano le legioni romane di stanza a Karalis. Ad esse si uniscono i Sardi Pelliti, fra cui Ilienses e Balari, mentre i Gallilenses, abitatori della Marmilla-Trexenta, depredano continuamente gli eserciti inviati di rinforzo in Sardegna dal Senato romano.

    Dalla cronologia storica deduciamo quindi che: verso il 2.300 a.C. in Asia Minore succede qualcosa di catastrofico, che costringe un gran numero di Popolazioni a fuggire. Una parte si muove verso il Nord (Penisola Anatolica) per proseguire in diverse direzioni, sia per via mare che per via terra; parte di essi invade il centro dell’Europa. Risalendo il Dniepr e il Dvina (il porto dei Boristeniti, alla foce del fiume Boristene, attuale Dniepr, si chiamava Olbia – Erodoto IV: 17/18), alcuni gruppi raggiungono il Baltico (golfo di Riga) e si insediano nella penisola Scandinava, Isole Frisone, Danimarca e Irlanda, altri seguono il percorso del Danubio (notare la radice DN in tutti questi toponimi), dando origine alle tribù celtiche (Celti, Galli, Galati, Caldei?). Un altro grande gruppo (Abramo?) si insedia in parte sulle rive del Mar Morto e in parte, a bordo di veloci navigli, volgono verso il Mediterraneo Occidentale e si installano nelle isole maggiori, nelle coste iberiche e nel Nord Africa, da questi luoghi partiranno poi per le loro scorrerie che toccheranno anche e soprattutto l’Egitto.
    Ma cosa era accaduto di tanto catastrofico da costringere un popolo, allora all’apice del suo splendore, a fuggire in cerca di altre terre più ospitali? Una recente scoperta fatta dal geologo Sharad Master, dell’università di Witwatersrand (Sudafrica) di un cratere di 3,4 km. di diametro, situato alla confluenza del Tigri con l’Eufrate, sta proponendo la soluzione “Diluvio”. Secondo quanto asserito dal geologo, si tratterebbe del cratere scavato dalla caduta di un meteorite, precipitato sulla Terra intorno al 2300 a.C., il cui impatto fu catastrofico. Paragonato a decine di migliaia di bombe atomiche. L’impatto scosse tutto il Pianeta, provocando un’onda gigantesca che avrebbe sommerso tutto. I detriti sollevati in aria oscurarono il sole, facendo scendere la temperatura sotto lo zero e provocando siccità e desertificazione. Pur accettando la tesi sostenuta dal prof. Sharad Master sulla causa che provocò il Diluvio (Quello universale), pensiamo che questo avvenne molto tempo prima e che la catastrofe avvenuta in Mesopotamia durante l’impero di Sargon, non fu di quelle proporzioni; semplicemente perché, fino al 2000 a.C., periodo della migrazione, esisteva ancora una dinastia regnante storicamente documentata. Le città sumeriche avevano, infatti, ripreso il potere, cacciando i re Semiti della dinastia di Sargon. L’avvento della III dinastia di Ur, città egemone, è datata 2124 a.C. e del primo sovrano abbiamo anche il nome: Urnammu. E’ il periodo biblico di Abramo, il quale “uscì da Ur dei Caldei (Keltoi-Celti?)”, forse proprio per il ritorno al potere dei Sumeri. Abramo era, infatti, un Semita. Comunque carestia ci fu, senza dubbio, e tracce geologiche di una grande siccità sono state scoperte, anche grazie agli studi di Harvey Weiss, dell’università di Yale (USA), mentre recenti studi sui sedimenti dei fondali del Golfo di Oman hanno dato risultati sorprendenti sulla concentrazione di minerali del Bronzo Antico tipici di ambienti desertici, almeno di sei volte maggiore del normale.

    Tornando ai sovrani egizi, essi descrivevano di volta in volta i Shardana come alleati o come terribili nemici, chiamandoli i re delle isole che sono nel cuore del Gran Mare – I capi dei paesi stranieri – Shardana n. p. iam (Shardana del mare) – venuti dalle isole e dalla terra ferma posta sul grande cerchio d’acqua (Ramses II). E ancora: venuti dal nono arco (52°-56° parallelo) e dall’Isola Basileia, alta, con rocce rosse, bianche e nere, ricca di rame”. Facciamo notare che, per chi sbarcasse sulle coste orientali sarde, nel golfo di Orosei, troverebbe sicuramente una costa alta a strapiombo sul mare, con rocce di granito rosso, bianco e nero. Inoltre sappiamo che la Sardegna è ricca di miniere di rame. Mentre il riferimento al nono arco è chiaramente rivolto agli alleati Danuna (o Danen) e ai Saksar (Sassoni?), probabili abitatori dei paesi nordici, chiamati dai Greci col nome di Iperborei. O addirittura agli stessi Sher-Dana: Le isole del Mare del Nord erano, infatti, abitate dai Tuatha de Danan, letteralmente “Figli di Dan” o “Tribù di Dan”, quindi Sher-Dan. A più riprese i Shardana, a capo di una coalizione conosciuta nell’antichità col nome di Popoli del Mare, assalirono e devastarono i territori del Mediterraneo orientale e l’Egitto stesso. L’ultima invasione, la più terribile, annientò l’impero Ittita e quello Micenèo, rase al suolo Ugarit e Micene, Biblos e Tirinto, invase la Laconia e dilagò nell’Asia Minore, tutto bruciando e distruggendo, mentre una parte della flotta con a capo gli stessi Shardana piombò sul Delta con la chiara intenzione di invadere anche l’Egitto. Ramesse III li affrontò, riuscendo a fermarli e convincendoli a desistere, anche per il probabile intervento di mediazione dei mercenari che militavano da tempo agli ordini dei faraoni. Dopo questa invasione alcuni gruppi si stabilirono nelle terre conquistate: Shardana, Akwasha, Phelets e Tjeker si stabilirono in Libano e in Palestina, a Cipro e a Creta, in Laconia e in Anatolia, dove intorno all’anno 1000 a.C. fondarono Sardi. Un gruppo si stabilì sul Delta, fondando città e creando fortificazioni per conto dei faraoni. Un altro contingente tornò nelle città Sarde carico di bottino, mentre i Tursha si insediarono in Lydia, da dove partirono poi per l’odierna Toscana in seguito a una carestia intorno al 900 a.C., estendendosi poi a Umbria e Lazio e dividendo coi Shardana le zone d’influenza del Mediterraneo. Essi diedero il loro nome al mare a Oriente della Sardegna, mentre i Shardana continuavano i loro traffici a Occidente, nel mare che ancora oggi prende il loro nome. Finché i Shardana detennero il monopolio del commercio del bronzo, i Tursha ebbero un atteggiamento quasi di sudditanza, accettando persino il fatto che i loro re fossero scelti fra i dignitari Sardi. In seguito, con la diffusione del ferro, gli equilibri cambiarono e le città sarde cominciarono un lento, ma inesorabile declino.

    Shardanaleo

    Monte d’Akoddi – Sassari – Sardinia
    La piramide in pietra, unica ancora intera in Occidente, sembrerebbe provare i legami degli antichi abitatori della Sardegna con la Mesopotamia.

    Secondo Leonardo Melis Akkoddi deriverebbe da AKKAD, la capitale del regno di Sargon I, che indicherebbe il luogo di provenienza dei SHARDANA emigrati appunto nel 2400-2000 circa a.C. dalla Mesopotamia e stabilitisi in Sardegna, dove fondarono le antiche città costiere (Tharros, Nora, Bithia, Karalis, Kornus, Torres, Bosa, Olbia…).
    Ciò spiegherebbe il luogo di provenienza anche degli altri POPOLI DEL MARE, di cui parlano i Testi Egizi e Greci. La Coalizione che nel 1200 – 1170 a.C. devastò la Grecia, e l’Asia Minore e attaccò l’Egitto di
    Ramses III. Distrussero Ugarit, Tiro, Sidone, Corinto, Troja, Micene, annientarono l’Impero Ittita. Solo Ramses riuscì a fermarli con un probabile accordo “patrocinato” dai mercenari Shardana inglobati nell’esercito egizio.
    Da: “SHARDANA. I POPOLI DEL MARE” di Leonardo Melis (Nuova edizione)
    Sito web:
    http://www.shardana.org

    Shardanaleo

    LE TOMBE DEI GIGANTI

    All’architettura in grande dei nuraghi si uniformarono le “tombe di giganti” veri e propri mausolei per sepoltura di famiglie eminenti.
    In questo periodo nacquero i monumenti funerari chiamati dalla fantasia popolare, per le loro dimensioni ciclopiche, Tombe dei giganti che potevano contenere fino a 200 defunti, di cui quella di S’Ena ‘e Thomes è una delle meglio conservate.

    Sono strutture monumentali, di pianta rettangolare absidata, precedute da larghe esedre semicircolari o rotonde per le cerimonie funebri:

    nell’interno lunghe celle a pareti aggettanti.

    L’ingresso è costituito da una stele centinata, con un enorme lastrone di pietra accuratamente decorato e lavorato, la cui parte inferiore potrebbe rappresentare la via terrena, mentre quella superiore simbolizzerebbe il cielo e la divinità.

    Sopra, la tomba dei giganti di S’Ena ‘e Thomes

    La pianta dell’edificio, simile ad una testa di bovino le cui corna sono costituite da un muro a semicerchio che si trova ai lati dell’ingresso, suggerisce un’immagine di un Dio Toro che i nuragici continuavano a venerare insieme alla dea Madre.

    Le divinità sono anche rappresentate da pietre a forma conica, i bétili, conficcate nel terreno con una forma apotropaica.

    Col passare del tempo , nella costruzione delle tombe, le steli vennero sostituite dai filari litici ma la pianta rimase sostanzialmente la stessa e, cosi’ pure, la funzione di culto e di preghiera.

    A lato: stele centrale della tomba dei giganti di Coddu Vecchiu (Arzachena)
    Nell’evoluzione temporale dal 1900-1800 a.C., acquistano figure diverse.
    Le più remote, di rozza fattura, mostrano un’alta stele ricurva.

    Le più recenti (1300- fine del II millennio), in pietra tagliate a squadro, presentano la camera a sezione ogivale coperta da una sovrastruttura a barca che simboleggia il trapasso dei defunti nell’aldilà.

    Qui a fianco: particolare dell’interno della tomba di Coddu Vecchiu

    Mantengono un orientamento astronomico, rituale, in quanto tutte stanno esposte verso la regione di sud-est, talune rivolte sui punti di levata della luna, altre guardano verso altre stelle.
    A sinistra: Veduta della tomba di Li Lolghi (Arzachena)

  10. paola lai ha detto:

    tutto meravigliosamente esposto. grazie

  11. Alessandro Taticek ha detto:

    Molto interessante, anche se mi pare che vi siano un paio di inesattezze. Da altre fonti risulta che le genti di Dan\Danu\Danaan\Danai provenissero dall’India e che facessero parte di un’ondata migratoria che arrivò in Irlanda dopo la catastrofe di Santorini (1.560 a.C. circa). Se anche un meteorite cadde ai tempi di Sargon tra il Tigri e l’Eufrate (non fu l’unico a cadere in quel periodo), non fu probabilmente la causa di un diluvio. Dei Teucri (o Tjekker) si dice che provenissero da Creta, stando alla leggenda lasciarono l’isola dopo una catastrofe (Santorini?) per stabilirsi in Anatolia. Gli Achei non introdussero nessun Mistero a Samotracia né altrove, erano troppo impegnati a depredare le terre conquistate e ad imporre il culto del loro dio del tuono; i Misteri religiosi esistenti nella Grecia dell’epoca, alcuni dei quali importati dall’Asia e dalla civiltà ittita, vennero soppressi dagli Achei prima e dai Dori poi.
    Interessante che il paese più puro della Sardegna si chiami Talana, il che per assonanza stabilisce una misteriosa – o almeno fonetica – correlazione con il continente scomparso di cui parlava Platone: ma che venissero da lì?

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